IKRE Foundation

STORIA DEL GEMELLAGGIO TRA IPAB DI VICENZA ED IKRE FUNDATION DI SARAJEVO

Alla fine del 1990, con un inizio prima subdolo e poi con uno sviluppo deflagrante, nei Paesi della ex Jugoslavia scoppia la guerra. La Bosnia, e la capitale Sarajevo in particolare, viene colpita più pesantemente che altrove da questa calamità. Dall’anno 1991 si ha una continua escalation delle distruzioni e, purtroppo, dei massacri di persone che fino a pochi mesi prima erano convissute pacificamente. Pulizia etnica, genocidio, massacro di intere popolazioni diventano purtroppo dura e tragica realtà. L’ONU, pur presente con le proprie milizie nei teatri di guerra, non interviene e non impedisce quei massacri. Sarajevo, città simbolo di questo odio fratricida e delle distruzioni e morti che ne sono il tragico corollario, viene assediata dalle truppe serbe al comando di Mladic e continuamente martellata da granate, colpi di mortaio, cannonate, fucilate di cecchini.
Si colpiscono innanzitutto i simboli dell’identità nazionale (la biblioteca, le moschee, il palazzo del Parlamento, l’Università, il palazzo della televisione, lo stadio, ecc) per poi continuare con una distruzione sistematica di tutta la città e per colpire i suoi abitanti. Difficile contare i morti, la cui sepoltura può avvenire solo in luoghi riparati dai cecchini (si usa il terreno dello stadio); non si risparmiano neppure le donne, i vecchi, i bambini (come avviene nel caso del massacro di parecchi alunni di una scuola elementare); le sevizie e gli stupri diventano pratiche quasi quotidiane.
La città, in questo stato di assedio, resiste non si sa come per cinque lunghi anni e i suoi abitanti sopravvivono facendo appello a tutte le energie fisiche e psichiche residue. Solo nel 1993, dopo più di due anni di questa guerra inumana, i mezzi di informazione iniziano a dare resoconti dettagliati della crudele realtà della Bosnia e di Sarajevo e l’opinione pubblica ne è scossa. Proprio nel 1993 l’allora Sindaco di Schio e presidente regionale dell’ANCI, il compianto Eugenio Rossetto, aveva cominciato a contattare svariati Enti pubblici per trovare la disponibilità a sponsorizzare la pubblicazione di una serie di fotografie di Sarajevo prima della guerra e dopo due anni dall’inizio della stessa.
Anche l’IPAB di Vicenza è stata contattata da Rossetto e subito si è dimostrata sensibile alla richiesta. Allora l’Ipab era formata da cinque enti tra loro separati, anche se amministrati da un unico Consiglio di amministrazione, con propri statuti, bilanci e patrimoni. Tra questi Enti che formavano l’Ipab vi era anche l’Ipab minori, ricca di patrimonio ma che svolgeva scarsa attività istituzionale dopo la chiusura degli orfanotrofi e degli istituti minorili. Fu così che all’unanimità l’allora Consiglio di Amministrazione dell’IPAB (formato da Sante Bressan presidente, Giuseppina Dal Santo vicepresidente, e dai consiglieri Gabriele Collese, Santo Giarratana, Carmelo Rigobello, Enrico Tuggia e Giuseppe Ottavio Zanon) decise di finanziare la pubblicazione di un libro con quelle foto di Sarajevo, sia per sensibilizzare l’opinione pubblica vicentina e veneta alla tragedia della Bosnia e sia per aiutare – con il ricavato della vendita del libro – le migliaia di bambini di Sarajevo già orfani o che orfani fossero diventati in seguito.
Il libro è stato presentato ufficialmente alla fine del 1993, alla presenza dell’autore delle foto, della direttrice dell’IKRE e del Sindaco di Sarajevo (che in seguito sarebbe divenuto console di Bosnia in Italia). Il CdA dell’Ipab aveva infatti chiesto al Comune di Sarajevo a chi si sarebbero dovuti versare i fondi raccolti con la vendita del libro e il Comune indicò l’IKRE Fundation (una fondazione creata appositamente per assistere i bambini orfani a causa della guerra) come destinataria dei fondi.
Consiglieri, funzionari ed operatori dell’IPAB si impegnarono personalmente nella vendita e nella promozione del libro (50.000 lire la copia) ed un certo numero di copie vennero direttamente acquistate dalla Regione Veneto per la distribuzione alle scuole e dal Comune di Vicenza.
Furono raccolti circa 300 milioni di lire, che furono inviati o portati a Sarajevo, avendo sempre cura di documentarne la destinazione e l’uso. Nel frattempo furono ideate, progettate e realizzate anche altre iniziative di aiuto attraverso l’IKRE, con la quale si stabilirono rapporti di grande collaborazione e di amicizia. A guerra finalmente finita alla fine del 1995 con il trattato di Dayton, non poteva cessare l’aiuto umanitario, anzi sembrava proprio quello il momento più delicato ed importante per sviluppare una sistematica azione di aiuto e vicinanza a quella popolazione che usciva dalla tragica esperienza di una guerra disastrosa e soprattutto ai bambini, vittime innocenti di tanto odio.
Per dare continuità a ciò che già si era fatto e a quanto ci si prospettava di fare per aiutare Sarajevo e la Bosnia, sempre all’unanimità il CdA dell’IPAB (nel quale nel frattempo erano entrati come consiglieri Marina Verlato, Carlo Coppola e Giuseppe Magnabosco) deliberò di gemellarsi conl’IKRE di Sarajevo.
La cerimonia di gemellaggio venne celebrata a Vicenza il 4 maggio 1996, giorno dell’inaugurazione dell’attuale sede amministrativa dell’IPAB in via S. Pietro, alla presenza del Sindaco e del Presidente del Cantone di Sarajevo, della direttrice dell’IKRE, del console di Bosnia in Italia, nonché del Sindaco e Presidente della Provincia di Vicenza e del Vescovo Mons. Pietro Nonis.
La stessa cerimonia fu celebrata in una Sarajevo distrutta, senza acqua ed energia elettrica, difficile da raggiungere anche via terra, ma con tanta voglia di ricominciare a vivere, nel teatro principale della città il 14 giugno dello stesso anno, alla presenza del Sindaco di Vicenza Quaresimin, del presidente dell’IPAB Bressan, del consigliere Zanon, del segretario Zaccaria e della consulente Valmorbida.
Cominciarono così 10 anni di intensa attività di aiuto ai bambini, alle loro famiglie, ai giovani senza lavoro, agli anziani soli, ai poveri molto numerosi, ai disabili di Sarajevo e di altri paesi e città della martoriata Bosnia. Piace ricordare che la prima accoglienza di bambini orfani di Sarajevo a Vicenza fu voluta e realizzata proprio dai dipendenti dell’IPAB nel settembre dello stesso anno e che fu quella la prima di una serie di 20 accoglienze, che diedero a più di 400 ragazzi di Sarajevo l’opportunità di trascorrere alcune settimane di vacanza nelle famiglie vicentine e di allacciare così forti legami di amicizia e di affetto tra vicentini e sarajevesi, che il Vescovo di Sarajevo Mons. Sudar ha definito “un meraviglioso strumento per aiutarci a vincere la battaglia della speranza, dopo quelle del sangue e del pane”.

Una Risposta

  • Mikel scrive:

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